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Il potere evocativo della rovina è tanto primitivo quanto la concezione dell’architettura stessa, in quanto il fulcro di ciò si trova esattamente nell’immaginario collettivo e delle cose che ci sono state tramandate con questo linguaggio visivo; punto centrale di questa comunicazione risulta essere la presenza dell’assenza. L’area archeologica dell’Acropoli ha assunto tutto un diverso valore, data la sua parziale ricostruzione com’era-dov’era, e ciò che ormai non è più visibile è percepibile in maniera evocativa grazie all’intervento, che lavora sul disegno e la ricostruzione dei bordi. Partendo dalla parte inferiore dell’area archeologica — fino ad arrivare alla definizione dell’allestimento all’interno del perimetro della cella del Partenone — il progetto punta a ridefinire i confini delle preesistenze, attraverso soluzioni architettoniche e l’uso della natura, in modo da ricreare la percezione dello spazio perduto, ma senza inficiare sul carattere evocativo delle rovine.

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